martedì 12 marzo 2013

Giochi next-gen più cari, il problema sono i costi di sviluppo - Tom's Hardware


I giochi next gen per PS4 e la nuova Xbox costeranno 70 dollari, 10 dollari in più rispetto al prezzo medio attuale. La previsione arriva dal solito Michael Pachter, che durante una recente conferenza ha dichiarato che la console di Microsoft sarà la regina della prossima generazione.
Una soluzione fantasiosa per risolvere il problema del caroprezzi dei videogiochi
Sembra dunque che i giocatori dovranno prepararsi psicologicamente (e finanziaramente) a scucire più soldi per comprare i videogiochi, anche se Jack Tretton, presidente e amministratore delegato di Sony Computer Entertainment of America, ha rassicurato gli utenti dicendo che su PS4 ci saranno giochi da 0,99 dollari a 60 dollari.
Questo tuttavia non esclude un'espansione dei prezzi e considerando lo stato attuale dell'industria dei videogiochi sembra quasi inevitabile. Numerosi studio e perfino i piccoli editori chiudono i battenti per la difficoltà nel realizzare un profitto dalle loro attività.
Il recente caso di THQ è ancora sotto gli occhi tutti, con un'azienda in bancarotta e venduta all'asta ai migliori offerenti. Secondo le ultime stime il passaggio fra la generazione precedente e quella attuale ha raddoppiato, in alcuni casi anche triplicato, i costi di sviluppo. Non ci sarebbe da sorprendersi se stime simili fossero confermate anche per il prossimo passaggio generazionale.
Le stime di Factor 5 evidenziano l'impennata dei costi di sviluppo dei videogiochi - Clicca per ingrandire
Andando indietro nel tempo si scopre che secondo i calcoli di Factor 5 (il defunto studio responsabile dello sfortunato Lair per PS3) sviluppare un gioco per le console a 16 bit costava dai 50.000 ai 300.000 dollari nel lontano 1995. Una bazzecola in confronto ai 20 milioni di dollari dei progetti ad alto budget per PS3, PC e Xbox 360.
Anche correggendo il dato con l'inflazione si passerebbe dai 300.000 dollari del 1995 ai 450.000 dollari del 2013, mentre facendo lo stesso calcolo al contrario si scopre che i 20 milioni di oggi sarebbero stati 13 milioni di dollari nel 1995. Un valore 43 volte superiore. È legittimo dunque chiedersi come si possano produrre giochi ad alto budget nel 2013 riuscendo a recuperare i costi di sviluppo e qui intervengono tutti i meccanismi come le microtransazioni, i DLC e i servizi in abbonamento. Una prassi ormai consolidata ma che fino a qualche anno fa non era ancora così diffusa.
The Elder Scrolls V: Skyrim - Dawnguard
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Questi servizi aiutano sicuramente a guadagnare più soldi senza alzare il prezzo finale dei giochi, ma è chiaro che in futuro un ritocco verso l'alto sarà inevitabile. Come fare a scongiurare questa eventualità? La distribuzione digitale potrà risolvere questo problema? Secondo la community di giocatori PC questa sembra la risposta più ovvia, basta dare un'occhiata alle offerte e ai prezzi di Steam per rendersene conto e tutto questo ci porta alla vera domanda da "un milione di dollari". Riusciranno le console next gen a offrire una soluzione simile, con una piattaforma stabile e gratuita per il gioco online e prezzi dei giochi accettabili? Ai posteri l'ardua sentenza.

Motorola X Phone avrà Tegra 4i e la fotocamera da 16 mpx? - Tom's Hardware


Il Motorola X Phone, il grande progetto che dovrebbe riportare in auge nel mondo della telefonia l'azienda statunitense "inglobata" da Google, potrebbe avere uno schermo da 4,7 pollici Full HD e una fotocamera posteriore da 16 megapixel. Di questo terminale, conosciuto anche come NXT (che potrebbe essere il nome ufficiale) si discute dallo scorso dicembre, quando il Wall Street Journal né svelò l'esistenza e alcuni problemi di carattere produttivo.
Da allora non sono emersi molti dettagli né una possibile data di presentazione, che però secondo molti potrebbe essere in concomitanza con la Google I/O di maggio insieme ad Android 5.0 Key Lime Pie. Il sito olandese androidworld ritiene tuttavia di aver dettagli di prima mano e oltre alle due caratteristiche già accennate, si accenna ad un system on chip Tegra 4i a 2.3 GHz, di cui vi abbiamo parlato in questo articolo, una fotocamera frontale 5 megapixel con sensore di luce ed eye tracking e uno spessore di 7,9 millimetri.
Non sono noti altri dettagli come la quantità di RAM, anche se lo standard di fatto nella fascia alta sono i 2 GB, l'uso di materiali ceramici per la scocca o lo spazio di archiviazione integrato. Probabile la presenza di LTE, mentre è ignota la capacità della batteria, aspetto su cui Motorola in passato ha dimostrato di prestare particolare attenzione. Vi è però da aggiungere che secondo il ausdroid.net il terminale avrà specifiche differenti, con una fotocamera posteriore da 10 Mpx, uno schermo da 5 pollici Full HD e un processore Qualcomm.
Molti ritengono che questo X Phone potrebbe essere il primo vero telefono "made in Google" di Motorola, ma il rapporto tra le due aziende è da tempo oggetto di infiniti discorsi, perché se da una parte la casa di Mountain View è la proprietaria, dall'altro sembra guardarsi bene dal favorire chiaramente Motorola, perché per Google è importante preservare la neutralità l'ecosistema Android.
La situazione si farà più chiara in futuro, in quanto è da tempo che Motorola non presenta nuovi terminali, probabilmente a causa della grande ristrutturazione interna che ha portato a un grande ridimensionamento dell'organico aziendale. Motorola potrebbe tramutarsi nel progettista e produttore dei futuri dispositivi Nexus, prendendo il posto che è di Samsung e Asus ed è stato di HTC, oppure potrebbe continuare a giocare da "battitore libero", senza spazzare via quella sensazione di ambiguità che potrebbe mettere a rischio il futuro rapporto di qualche altro produttore con Android.

Ecco come stampare un circuito direttamente sulla pelle - Tom's Hardware


La statunitense MC10 ha trovato il modo di stampare circuiti elettronici direttamente sulla pelle umana. Nota per aver realizzato piccoli "cerotti" indossabili indirizzati agli sportivi, l'azienda guidata da John Rogers ha ora realizzato quello che chiama "biostamp", e che potrebbe costituire un nuovo passo in avanti nel ramo della tecnologia indossabile.
L'applicazione diretta sull'epidermide porta a una riduzione (30 volte in meno) dello spessore, rispetto all'adesivo usato in precedenza. Questo significa una maggiore comodità per chi lo porta, un aspetto particolarmente rilevante se si considera che è pensato per chi deve muoversi molto, e può trovare quindi fastidioso anche il più piccolo impedimento.
Il tatuaggio di MC10
Il circuito inoltre dura circa due settimane, e resiste al sudore, alle docce e anche ai bagni in piscina; con il passare del tempo si rimuove naturalmente, un po' come i tatuaggi trasferibili per i bambini. "Si può usare uno stampino di gomma per creare un insieme ultrasottile di elementi elettronici direttamente sulla superficie della pelle", ha spiegato infatti Rogers, che oltre ad aver fondato MC10 è anche un ricercatore prezzo l'Università dell'Illinois. Sarebbe inoltre possibile usare uno spray per proteggere il tatuaggio e renderlo più resistente.
Sulla pelle dell'atleta si può quindi collocare un circuito completo di sensori che può raccogliere dati quali la temperatura della pelle, l'idratazione e altri. Informazioni rilevanti nell'ambito dello sport agonistico, ma che domani potrebbero trovare applicazione anche in campo medico.
Sarebbe infatti possibile usare questo strumento non invasivo per monitorare un paziente, ma ci vorrà ancora del tempo. MC10 sta infatti ancora lavorando ai sistemi di comunicazione di questo tatuaggio hi-tech, un passaggio imprescindibile prima di renderlo un prodotto commerciale. 

Eizo EyeCare, stop ai mal di testa davanti al monitor - Tom's Hardware


Eizo introduce cinque nuovi modelli di monitor con funzione EyeCare, capaci di ridurre drasticamente il flicker causato dalle lampade di retroilluminazione, restituendo così immagini più riposanti per gli occhi.
Il problema del flicker, che i più pensavano di essersi lasciati alle spalle con i monitor CRT, è purtroppo tornato alla ribalta a causa della retroilluminazione LED, che ha molti pregi ma anche un grosso difetto: il LED è molto reattivo e veloce nella sua risposta. Così, quando viene utilizzata una modulazione PWM (Pulse Width Modulation) per regolare l'intensità della retroilluminazione (in sostanza, i LED vengono accesi e spenti ad alta frequenza), la loro velocità di risposta fa si che l'utente percepisca la fluttuazione di luminosità, da cui il disagio visivo.
Anche le lampade CCFL vengono pilotate tramite PWM, ma essendo più lente a reagire, restituiscono una luce più uniforme nel tempo. Ovviamente c'è monitor e monitor (le frequenze di modulazione possono variare, da modello a modello, tra 90 e 400 Hz), ma tutti presentano il problema in misura maggiore a bassa luminosità, quando i "vuoti" della PWM sono più marcati per ridurre la luminosità complessiva.
Esiste forse una soluzione a questo problema? Certo, ed è quella di pilotare l'intensità di retroilluminazione non attraverso una modulazione a larghezza d'impulso, ma in tensione. Purtroppo, questo metodo è veramente difficile da utilizzare, dato che pone seri problemi di stabilità del colore (con la tensione varia lo spettro di emissione) e durata dei LED.
Eizo sembra avere trovato la soluzione con una combinazione di PWM e controllo in tensione, che secondo il produttore elimina quasi completamente il flicker, tranne nei casi in sui si utilizza il monitor al minimo della sua luminosità. Per dare qualche numero, da test interni è emerso che i nuovi modelli abbattono il contrasto relativo tra luminosità alla frequenza di flicker e luminosità media da 0,64 a 0,30, e in conseguenza di questo il flicker risulta circa 5 volte meno percepibile.     
Confronto tra la luminosità relativa (luminosità alla frequenza flicker rapportata a luminosità media) per un Eizo tradizionale (in alto) e un modello EyeCare (in basso). 
La tecnologia di retroilluminazione EyeCare è stata implementata su 5 modelli, due dei quali con pannello TN (EV2316W ed EV2416W). Il primo è un 23 pollici 1920x1080, il secondo un 24 pollici 1920x1200; entrambi offrono un rapporto di contrasto 1000:1 e tempo di risposta GtG di 5 ms.
Tre modelli  (EV2336W, EV2436W, EV2736W) utilizzano invece pannelli IPS. Le risoluzioni native sono, rispettivamente, 1920x1080 per il 23 pollici, 1920x1200 per il 24 pollici e 2560x1440 per il 27 pollici; per tutti il rapporto di contrasto è 1000:1 e il tempo di risposta GtG è 6 ms. Il prezzo non è eccessivo, considerato il marchio: il 27 pollici IPS si trova ad esempio online a partire da 1000 euro.    
Non tutti sono ugualmente sensibili al flicker, ma se siete tra quel 10% di utenti che sperimentano forte affaticamento visivo dopo una giornata passata davanti al monitor, e magari qualche mal di testa, i nuovi modelli EIZO potrebbero essere una soluzione. 

giovedì 7 marzo 2013

AOC i2369Vm, monitor IPS a prezzo popolare - Tom's Hardware

AOC i2369Vm è un monitor basato su tecnologia IPS che cerca di andare oltre il mercato dei professionisti, giocando tutto su qualità cromatica e prezzo concorrenziale. Si tratta di un modello Full HD da 23 pollici di diagonale con risoluzione di 1920 x 1080 pixel. La retroilluminazione è basata su LED, in modo da avere una luminosità bilanciata e ridurre i consumi energetici. Non a caso le funzioni Eco Mode ed e-Saver aiutano ulteriormente ad abbattere quest'ultimo parametro.
La dotazione software comprende anche i-Menu, per modificare le impostazioni del monitor utilizzando il mouse del computer, Screen+, per dividere il desktop in pratici riquadri, accessibili tramite metodi di scelta rapida.

AOC i2369Vm
Questo monitor offre una luminosità di 250 cd/m², un contrasto di 1000:1 (contrasto dinamico: 50,000,000:1) e tempi di risposta di 5 ms. La tecnologia IPS in questo caso dovrebbe consentire una maggiore fedeltà dei colori rispetto al solito e un angolo di visualizzazione di 178°, sia orizzontalmente sia verticalmente.
A livello di connessioni si rileva la presenza di due porte HDMI compatibili HDCP e l'ingresso VGA, nonché un connettore DisplayPort e MHL, che consente di collegare direttamente i dispositivi Android.
Il modello i2369Vm è inoltre predisposto per il montaggio a parete 75 mm VESA. Il prezzo di listino del monitor è di 169 euro; la garanzia di 3 anni comprende il servizio di ritiro e sostituzione a domicilio.

Monitor Philips Cinemascope 21:9 in mostra a CEBIT - Tom's Hardware

MMD (Philips) porta al CEBIT 5 nuovi monitor PC, tra cui il modello UltraWide da 29 pollici (73,6 cm) in formato Cinemascope 21:9 dedicato all'utenza business anticipato in questa news.
Si chiama 298P4QJEB, offre una risoluzione di 2560x1080 pixel in formato 21:9 e, grazie all'utilizzo di un pannello con tecnologia AH-IPS, promette colori brillanti con ampio angolo visivo. Piuttosto ordinarie le specifiche standard - luminosità massima di 300 cd/mq, tempo di risposta di 14 ms, piuttosto comune tra i pannelli IPS ...

La sua maggiore attrattiva sta ovviamente nel formato, che consente di visualizzare a schermo più programmi contemporaneamente o, al contrario, di utilizzare la funzione Multiview per utilizzare lo stesso schermo con una doppia sorgente, ad esempio due diversi PC. Si trova già nei negozi online a meno di 600 Euro (offerte speciali escluse).
Sempre in ambito business, MMD mostra a CEBIT anche il modello CrystalClear PLS da 27 pollici (68,6 cm) con risoluzione WQHD 2560x1440 e un modello IPS con tecnologia ErgoSensor, che analizza la postura dell’utente e da suggerimenti per ottenerne una corretta. Il 27 pollici CrystalClear (272P4QPJKEB) offre anch'esso la funzione MultiView, numerosi ingressi (HDMI, DVI e due DisplayPort) e integra una webcam da 2.0 megapixel.
Per i giocatori, sarà possibile osservare tra i padiglioni della fiera tedesca il modello 3D Gioco 278G4, un 27 pollici basato su pannello AH-IPS con tecnologia Ambiglow e supporto MHL. Classica risoluzione Full-HD 1920x1080@60 Hz (il 3D è passivo), tempo tipico di risposta GtG di 7 ms con tecnologia di overdrive SmartResponse, contrasto tipico 1000:1, luminosità massima 250 cd/mq. Anche questo modello è già disponibile online e, a dispetto del prezzo di listino di 399 Euro, si trovano spesso occasioni per averlo a poco più della metà.
Sempre tra le anteprime presentate al CeBIT, i nuovi display Clinical Review, appositamente progettati per l’utilizzo nel settore clinico e per questo capaci di soddisfare determinati requisiti igienico-sanitari ed ergonomici (sono ad esempio dotati di un rivestimento con proprietà antibatteriche e di facile lavaggio).

martedì 5 marzo 2013

LaFerrari ibrida bellezza e tecnica: 963 CV di vertigine - Tom's Hardware


LaFerrari. Una sola parola per definire l'erede della Enzo. E a questo giro il termine avanguardia non è abbastanza perché è sufficiente guardare il frontale (impressionante con le portiere sollevate) o il posteriore per essere colti da una vertigine.
"Abbiamo voluto chiamare questa vettura LaFerrari perché è l'espressione massima delle eccellenze della nostra azienda: l'innovazione tecnologica, le prestazioni, lo stile avveniristico, le emozioni di guida che sa trasmettere", ha dichiarato il Presidente Luca di Montezemolo.
LaFerrari
"È una vettura straordinaria, destinata ai nostri collezionisti, che ha in sé le soluzioni tecniche che in futuro saranno applicate ai modelli della gamma e costituisce il termine di confronto per tutto il settore. LaFerrari rappresenta le migliori capacità progettuali e realizzative di tutta la nostra azienda, incluse quelle acquisite in Formula 1, un patrimonio di conoscenza unico al mondo".
Sotto le complicate linee che ne tratteggiano il design c'è davvero arte. Ma nel senso più alto, quello della "téchne" greca che gli Dei avevano donato agli uomini per superare la loro naturale debolezza. Ecco, LaFerrari è sintesi di bellezza e tecnica, dove anche le più piccole appendici aerodinamiche (profili diffusori, fondo e spoiler) sono dinamiche. In barba ai regolamenti della Formula 1 e nel rispetto dei parametri misurati da tutti i sensori integrati.
Ferrari LaFerrari
 
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Ok, ma quello che conta è il cuore. Maranello. LaFerrari. Non sarebbero nulla senza il motore che fa girare il mondo. E qui c'è un V12 di 6262 cm3 da 800 CV (9250 giri al minuto massimi). Questo è IlMotore per LaFerrari. Ha un pure un "bypass" elettrico da 120 Kw, che porta la potenza totale a 963 CV, con una di oltre 900 Nm. Problemi di coronarie? No, ci sono due motori elettrici per dare potenza e per i sistemi ausiliari su cui si appoggia il sistema HY-KERS. In pratica nelle fasi di frenata la coppia negativa generata viene convertita in energia per la trazione e l'alimentazione.
LaFerrari sul circuito di Fiorano svernicia la F12berlinetta di 3 secondi e scartavetra la vecchia Enzo di ben 5 secondi. Insomma, gira sotto il minuto e 20 secondi. Fa da 0-100 km/h in meno di 3 secondi e 0-200 Km/h in meno di 7 secondi. Velocità massima: oltre 350 km/h. Il cambio ovviamente è un F1 doppia frizione a 7 marce.
L'ufficio prenotazioni ha già i telefoni caldi. Si parla di 1000 richieste per i soli 499 esemplari disponibili. Prezzo di listino? Circa 1,5 milioni di euro.
Bollo? Più di 10mila euro considerato il SuperBollo per le sportive sopra i 252 CV.